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Sulla vicenda di Rigopiano

La risposta di Augusto De Sanctis* allo scritto di Marano Mario Viola sulla vicenda di Rigopiano

conoide alluvionalea) i conoidi erano attivi (si veda mappa geomorfologica ufficiale del PAI della Regione Abruzzo, con informazione già disponibile dal 1991). 
Tra l'altro nel PAI vi era pure un vincolo da scarpata proprio nell'area della SPA, giusto per evidenziare le problematiche gravi di quel posto.
Molti geologi hanno evidenziato che i fenomeni lì fossero "abituali".

b)nelle Gole di Fara S. Martino nel parco della Majella i monaci realizzarono un monastero che fu travolto e sepolto da un...conoide attivo. Quindi il fatto che qualcuno nel passato abbia messo lì un monastero non vuol dire necessariamente che si fossero messi in un posto sicuro perchè anche la "sapienza" degli antichi falliva (infatti ad ogni terremoto le case costruite con muri "a sacco" del 1500 cascano). La più grande frana della storia abruzzese avvenne nel 1765 a Roccamontepiano con 500 morti, per dire.

c)la foto area dell'area del 1945  testimonia in maniera incontrovertibile che quel vallone era tutto tranne che tranquillo. Un enorme evento ante 1945 ha denudato addirittura un intero versante e il fondo del canalone. Anche sui conoidi c'erano pochissimi alberi, altro segnale importante. L'evoluzione della vegetazione indica che ci sono voluti 60-70 anni per tornare ad una situazione ex ante.
D'altro lato il prof. Ori dell'Università di Chieti ha segnalato che nel 1936 si era verificato un evento del tutto simile.


d)nell'area non ci sono alberi secolari, anzi, ci viene da dire che gli alberi confermano ulteriormente che negli anni '30 vi era stato un evento massivo. Si vedano a tal proposito le considerazioni dell'università di camerino sull'evento ("vegetazione giovane").
Un faggio di 80 anni può avere anche belle dimensioni ma è, appunto, di 80 anni. D'altro lato basta confrontare le foto aeree del 1954 (che è a scala appropriata) con quella del 1985 per vedere la dinamica della vegetazione. Ve le allego;
 
e)gli eventi geologici hanno frequenze che vanno ben oltre la durata della vita di un uomo, infatti si fanno le mappe del rischio con tempi di ritorno di 200 anni o anche 500 anni. L'evento che abbiamo visto sicuramente è stato importante ma, come fanno vedere le carte e gli elementi geomorfologici individuati, non era certo il primo nell'area.

dinamica vegetazioneAlmeno teoricamente, quello era già uno dei luoghi più tutelati del pianeta: zona agricola; A1 del Paesistico, Parco nazionale, SIC, ZPS, vincolo idrogeologico. Era pure terreno demaniale.

Per chi vuole approfondire segnalo due interventi:

-il prof. Brozzetti dell'Univ. di Chieti che ha ben spiegato il fenomeno al TGR pur non avendo le carte ufficiali che abbiamo tirato fuori noi tre giorni dopo; al minuto 13.00,
http://www.rainews.it/dl/rainews/TGR/multimedia/ContentItem-3bd55f5c-a2f4-4d6a-b365-63ff6e0341fc.html


-l'inervento di Unicam estremamente documentato e dettagliato:
http://www.cronachemaceratesi.it/2017/01/23/rigopiano-analisi-geologica-di-una-tragedia/915930/

*Forum abruzzese dei Movimenti dell’Acqua e il Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua

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