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Intervista ad Edoardo Tiboni


Intervista di Francesca Rapini ad Edoardo Tiboni
pubblicata sul numero 77 della rivista D'Abruzzo, primavera 2007

Edoardo TiboniDottor Tiboni ci può illustrare  le specificità del Mediamuseum?

Il Mediamuseum, la cui realizzazione è stata avviata nel 1996, rappresenta una realtà fortemente innovativa poiché raccoglie in maniera tangibile le arti dello spettacolo, coinvolgendo cinema, teatro, televisione; non è semplicemente un’esposizione basata su cimeli del passato ma un centro culturale rivolto al futuro che si arricchisce continuamente di nuovi materiali, con un patrimonio in crescita incessante.

È un luogo multimediale di grande suggestione in grado di legare passato e presente con il futuro dell’immagine audiovisiva. Un centro pulsante di attività, un Museo vivente dove il visitatore viene coinvolto negli affascinanti itinerari storici e tecnici della visione in movimento, dalle lontane meraviglie delle lanterne magiche alle avventure multiformi del linguaggio filmico, per giungere ai nuovi sviluppi dell’immagine sintetica e virtuale.

Accanto alla parte per così dire “archeologica” che guarda al passato con gli aspetti storici dell’evoluzione della civiltà dell’immagine, vi è la parte di struttura sempre in progress, con il dinamismo dei laboratori, dei seminari, dei corsi per gli studenti delle scuole di ogni ordine e grado e quelli di formazione sul mondo della regia e della sceneggiatura, abilitando importanti professionalità sul territorio.

Più in dettaglio, per quanto riguarda le sezioni permanenti, esse sono dedicate ai documenti, alle immagini ed agli oggetti relativi a eventi, protagonisti e professioni universali delle arti dello spettacolo. I laboratori audiovisivi sono invece gli spazi destinati alla didattica ed alle esercitazioni pratiche con la disponibilità di attrezzature professionali quali videocamere, parco luci, carrello, crane, banchi di montaggio AVID e via dicendo.

Il Mediamuseum rappresenta quindi, per certi aspetti, una presenza unica a livello nazionale e può svolgere la funzione di polo di interesse per la città e la regione, proprio perché ispirato alla modernità e alle prospettive delle arti e dei mestieri dello spettacolo.

La sua realizzazione costituisce uno dei risultati di anni di attività della Fondazione Tiboni, nella quale convergono i Premi Internazionali Ennio Flaiano, l’Istituto Multimediale Scrittura e Immagine con il Festival Cinematografico ed il Festival del Cortometraggio, il Centro nazionale di Studi dannunziani, l’Istituto nazionale di Studi crociani, la rivista mensile “Oggi e Domani”, che esce da 34 anni.

Come definirebbe oggi la Civiltà  dell’Immagine?
Questo concetto riflette esattamente lo scenario dei nostri tempi che vedono un’incessante trasformazione nei media e negli stili di comunicazione ma anche di vita. Anche le forme d’arte originarie, come per esempio il teatro, vivono notevoli innovazioni attraverso lo sviluppo dei mezzi tecnici, dell’illuminazione e degli effetti in palcoscenico, quindi i risultati saranno sempre nuovi e sorprendenti.

Multimedialità e arte: qual è il loro rapporto?
Il loro incontro avviene sul terreno della realtà e delle abilità dell’artista di farne un uso qualificato e selettivo; la civiltà umana si manifesta oggi nel campo dell’informazione e dello scambio di conoscenze attraverso mezzi sempre diversi ma la scrittura mantiene un ruolo fondamentale per esprimere sensibilità e capacità fantastica.

Quali sono i tratti specifici del Festival Scrittura e Immagine?
Il Festival sottolinea intensamente il trasferimento dei contenuti dalla scrittura alle immagini ed il lavoro di ricerca e sperimentazione che accompagna questo passaggio operato dalla sensibilità degli artisti. Le varie sezioni della manifestazione offrono un panorama dinamico della molteplice vitalità del cinema sia in Italia che nel mondo, con una particolare attenzione al coinvolgimento dei giovani in un autentico percorso di “educazione all’arte” che solo il grande schermo può favorire con adeguate programmazioni e incontri stimolanti con noti professionisti del settore.

Quali sono gli obiettivi  del Festival del Cortometraggio?
Il corto è un genere di cinema che si adegua alla velocità del nostro tempo e il Festival del Cortometraggio, nato quattordici anni fa, quando in Italia se ne parlava molto poco, intende stimolare nuove energie attraverso la produzione di cortometraggi, documentari, inchieste e reportage.
Significativa è la sezione Cortoscuola, rivolta agli studenti di ogni ordine e grado per incentivare la ricerca e la creatività nella costruzione di messaggi propositivi. Inoltre la sezione Spazio Abruzzo mira proprio a mettere in luce le risorse del territorio con produzioni che valorizzino la regione ed il suo patrimonio umano e culturale.

Come si potrebbe arricchire ulteriormente il Premio Flaiano?
La sua formula ha raggiunto un punto di equilibrio almeno nel breve periodo. All’evento dovrebbero sentirsi più coinvolti il Ministero dei Beni Culturali e le istituzioni pubbliche abruzzesi la Regione, l’ Area metropolitana, il Comune di Pescara.

È auspicabile un pieno riconoscimento della sua importanza, in quanto luogo di convergenza di cinema, teatro, letteratura, televisione e radio, nella duplice direzione della ricerca dei fenomeni emergenti e della rivisitazione di produzioni “storiche” della comunicazione. Nell’arco delle sue trentatré edizioni, il Flaiano ha portato in Abruzzo i più grandi nomi italiani e stranieri nell’ambito del gusto e dell’arte, contribuendo senz’altro alla lettura e all’educazione all’immagine e perseguendo una idea di cultura di respiro internazionale.

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