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Zampognari mito dell'Abruzzo pastorale

18,00 €   12,60 € cad.

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Antonio Bini
2020
156
9788831922531
PREZZO SPECIALE!

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La memoria perduta degli zampognari abruzzesi, un tempo molto numerosi quando era prossimo il Natale, viene ricostruita attraverso un'attenta ricerca tra le fonti italiane ed europee.I viaggiatori stranieri in Italia, sulla spinta del romanticismo ottocentesco, furono particolarmente attratti da questi singolari musicisti, dalle loro melodie, dai loro costumi e da un certo senso di mistero che accompagnava il loro arrivo e la successiva scomparsa. Il Grand Tour esaltò gli zampognari che ispirarono letterati, poeti, artisti e musicisti ed è quasi solo grazie a loro che è possibile avere testimonianze della presenza dei pifferari, come li chiamavano, accomunando i suonatori di zampogna e ciaramella. Ma le tracce più diffuse e presenti anche nella società di oggi rivivono in tante composizioni di musicisti che nel corso dei secoli trassero da loro ispirazione. Il musicologo tedesco Hans Geller, che studiò l’influenza che gli zampognari abruzzesi esercitarono sui compositori stranieri, giunse addirittura a sostenere che gran parte delle pastorali dei più celebri autori presero ispirazione da loro (1954).
Tra questi, in particolare, si ricordano soprattutto Hector Berlioz, che compose “Sérénade d'un montagnard des Abruzzes à sa maîtresse" e Georg Friedrich Händel, che dedicò la XIII parte del celebre oratorio Messiah all’arcadica “Pifa”, abbreviazione di pifera o pifferaio. 
Il recente riconoscimento della transumanza come patrimonio immateriale dell’umanità da parte dell’Unesco non può non ricomprendere anche la zampogna che fu la colonna sonora della civiltà pastorale.
La presente edizione costituisce un rilevante aggiornamento di una precedente pubblicazione, uscita nel 2013 con il titolo “Li chiamavano pifferari”, riprendendo la denominazione con cui i viaggiatori stranieri etichettavano gli zampognari. Termine più raro in Italia. 
Un libro da leggere, da vedere e ascoltare.