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Antiche mappe e carte geografiche d’Abruzzo

Sarà inaugurata sabato 13 luglio alle ore 18:00 nelle sale del Museo delle Genti d’Abruzzo a Pescara la mostra a cura di Maurizio Pace “Antiche mappe e carte geografiche d’Abruzzo”.

In esposizione un’accurata selezione di mappe e carte geografiche d’Abruzzo passate sotto i torchi delle stamperie europee tra il XVI e il XVIII secolo, per un totale di circa settanta testimonianze, provenienti dalle ricche collezione di Ezio Mattiocco e Maurizio Pace. 

Per l’occasione sarà presentato anche il volume catalogo “Antiche mappe e carte geografiche d’Abruzzo” (Edizioni Menabò) di Ezio Mattiocco e Maurizio Pace, con un ricco apparato iconografico nel quale sono riprodotte tutte le carte presenti in mostra.

La selezione per i materiali in esposizione, spiegano gli autori nella nota introduttiva al volume, ha riguardato in particolare: “gli esemplari che raffigurano per intero o in gran parte l’Abruzzo, con il coronimo presente o meno nel titolo, da solo o associato a quello di territori confinanti tipo Abruzzo et terra di Lavoro; quindi le carte storiche con l’indicazione delle popolazioni che agli albori della civiltà l’abitarono stabilmente; poi le mappe raffiguranti circoscrizioni ecclesiastiche, come ad esempio: Dioecesis Marsorum, Tabula topographica, Provinciae S. Bernardini… infine, lembi più o meno estesi del contesto abruzzese variamente denominati Ichnographia del Piano Cinque Miglia oppure Stato e denominazione presente del Tenimento e de’ confini del Castello di S. Benedetto e similari”.

Analizzando le mappe presenti ciò che colpisce è che nelle opere uscite prima del Settecento – come sottolinea Franco Farinelli nella sua presentazione al volume – “è difficile individuare una via di terra, un percorso terrestre, un cammino asciutto: quasi che l’Abruzzo allora non ne avesse, si potrebbe pensare, usi come siamo a manipolare oggi, al tempo della motorizzazione individuale di massa, carte dominate dall’ingombro della figurazione viaria, carte stradali. In realtà una mappa funziona esattamente come il nostro occhio o la nostra memoria: per poter rappresentare qualcosa è costretta a selezionare, vale a dire ad amplificare alcuni tratti al prezzo di trascurarne molti altri. Ogni mappa va letta, per essere compresa, proprio a partire da quel che non ci dice, che essa non rappresenta perché giudicato secondario, un epifenomeno, da chi l’ha costruita, qualcosa di accessorio e succedaneo: come appunto ancora nel Seicento risultavano, nella concezione ideale e nella sintassi territoriale, le strade che noi oggi calchiamo. Il motivo è semplice: allora quest’ultime, che pure esistevano, avevano una forma diversa da quella odierna, ed erano copia, nel loro svolgersi, dei sinuosi corsi d’acqua cui correvano accanto, riproducendone le curve.

Il tracciato delle arterie terrestri era la replica dei meandri fluviali, il cartografo riproduceva questi e non quelle, la matrice e non l’effetto, l’originale e non il simulacro. Il che fu la regola fino a quando (e le mappe qui a tema proprio qui terminano) lo spazio e la sua logica presero decisamente il sopravvento, al cuore del processo di costituzione degli Stati moderni territoriali centralizzati.

Le strade vennero allora trasformate in linee rette, perché la principale funzione della regola spaziale è quella di trasformare l’estensione terrestre in tempo di percorrenza, e la sintassi rettilinea è quella che assicura la massima velocità, ottimizza perciò la funzione. In tal modo divenne impossibile continuare a tacere, sulla carta, delle vie di terra, perché la loro forma, del tutto astratta ed artificiale, non s’adattava più a nessun preesistente, naturale tracciato, e non consentiva dunque ormai più nessuna omissione, nessuna messa in parentesi, nessun silenzio”.

All’inaugurazione della mostra interverranno: Lorenzo Sospiri (Presidente del Consiglio Regionale d’Abruzzo), Carlo Masci (Sindaco di Pescara), Roberto Marzetti (Presidente della Fondazione Genti d’Abruzzo), Gaetano Basti (Editore), Franco Farinelli (già Docente di Geografia Università di Bologna).

 

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