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La festa dei serpari a Cocullo

Ogni anno accorrono a Cocullo, in occasione della festa di San Domenico abate, il primo maggio, migliaia di turisti attratti dalla presenza delle serpi esibite per le vie del paese e durante la processione e quando ornano la statua del Santo.

Quasi tutti sono muniti di macchina fotografica perché il desiderio comune è quello di immortalare gli aspetti più eclatanti di questa celebre festa. Ma ancora più forte in tutti, o quasi, è il desiderio di poter toccare un serpente e magari di prenderlo in mano con la stessa naturalezza dimostrata dai “serpari” locali.

Insomma per le vie antiche di Cocullo, quel giorno serpeggia una attrazione fatale (nel senso etimologico dell’aggettivo) a cui non si sottrae nessuno, tantomeno le signore che, in quanto a familiarità con i serpenti, vantano una antica storia, anzi l’inizio della storia del genere umano sulla terra. Anche a Cocullo quindi la tradizione è di antica data. A farne menzione per la prima volta è Melchiorre Delfico che nel 1731 apprende, da un certo Michele della Badia celestiniana di Sulmona, che a Cocullo si svolge in onore di San Domenico un rito a cui i devoti partecipano ben provvisti di serpi che depongono in chiesa. Cinquantanni più tardi lo studioso teramano pubblicava la curiosità sugli Annali civili del Regno di Napoli, aggiungendo che “gli uomini, le donne e gli stessi fanciulli vanno a processione recando in mano, avvolte al collo e sino nel seno vipere ed altre specie di serpi”. 

Estratto dall'articolo Attrazione fatale, di G. Basti sul numero 105 di D'Abruzzo, primavera 2014

Per approfondimenti su altre tradizioni e feste abruzzesi 

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