Un gatto nero è sulla soglia, ad aspettare che lo spettacolo abbia inizio. Anzi, per la precisione, è seduto sul gioco della campana nel giardino della scuola. Da lì la visione del murale quasi finito è perfetta. Aspetta. Ha capito che l’artista è un amante degli animali, in particolare dei gatti. L’artista in questione è Nicola Di Totto, che dal 1992 ha scelto la strada e i muri per esprimere la sua arte, realizzando numerosi lavori in Italia e all’estero. È lui l’autore dei murales che campeggiano sulle due pareti esterne della Scuola dell’infanzia S. Giusta (I. C. Don Milani, Lanciano). Il suo nome d’arte è 2Neko: neko, in giapponese, è il gatto portafortuna, di nome Maneko. Nelle sue opere abbonda l’uso della simbologia per comunicare messaggi profondi.
L’idea dei murales è arrivata contestualmente allo svolgimento di attività per la realizzazione di una “città e comunità sostenibili”, obiettivo pianificato nell’Agenda 2030 ONU. Come non investire nella bellezza, per realizzare una città “bella”, oltre che “giusta”… Una scuola colorata, animata dalle voci dei bambini, dentro la città, resa in questo modo più abitabile, più accogliente, più al passo con un futuro adatto a sostenere le nuove generazioni.
Ogni mattina l’artista arriva a scuola. La sua valigia è piena di colori. Per i bambini è Nicola, associato a Keith Haring, lo street artist di cui abbiamo letto il libro “Disegnare sui muri” (M. Burges, edizioni Arka) per spiegare il concetto di graffitismo, le cui illustrazioni hanno sollecitato la nostra fantasia. In questi giorni che Nicola ha lavorato con noi, abbiamo discorso tanto, di arte e di vita: della sua passione per Modì, il pittore che non dipingeva gli occhi delle donne prima di conoscerne l’anima; per i libri di Corrado Augias e di Bukowski; per le luci e i colori della pittura di Van Gogh, il suo invito a “guardare oltre i luoghi comuni”, perché le ombre in realtà sono blu e non nere, sul tronco di un albero ci sono pennellate di rosso e di viola… e le stelle sono giallo limone, alcune hanno dei “fuochi rosa, verdi, azzurri e nontiscordardime”.
La permanenza dell’artista è stata lunga, 10 giorni per ultimare entrambi i murales: quando un’idea non soddisfa appieno, c’è un colore da ritoccare, alcune proporzioni sono da rivedere… Il lavoro sulla parete richiede una maestria particolare. Da vicino non è facile percepire distintamente le figure e i legami tra loro. Bisogna allontanarsi un po’ per vedere bene. Succede come con i quadri degli impressionisti: a distanza ravvicinata sembrano macchie indistinte di colori, da lontano si compongono, sono vibrazioni di luce ineffabili, perfettamente chiare all’occhio di chi le guarda. Così l’artista torna sui suoi passi, aspetta che arrivi l’ispirazione e quando il momento è pronto, immancabilmente l’idea chiarificatrice soggiunge, a riequilibrare il tutto e a rendere ancora più manifesto il senso.
Si ragiona insieme su quanto possa essere importante aggiungere qualche scritta esplicativa del messaggio dei murales. Quello che si vuole trasmettere è un’idea di convivenza dentro la diversità, di inclusione, al di là di come siamo, da dove veniamo… Anzi, è proprio ciò che ci caratterizza a poter diventare l’elemento di congiunzione, che ci insegna a stare insieme agli altri. Il titolo del progetto, “Un posto per tutti” si congiunge a quella idea di “arte per tutti”, che esce dai musei e dalle gallerie, per essere a disposizione del più grande pubblico possibile, espressa ancora una volta da Keith Haring. Sulla facciata irrompe la figura di una bambina africana, ci viene incontro, è lei ad accoglierci prima fra tutti, a tenderci la mano. Ha un sorriso aperto, ci guarda in modo gioioso, rassicurante. Dice: “Vieni, entra. Un nuovo mondo ti aspetta”. Sulla destra, un bambino gioca con le bolle, diventano mongolfiere, sono i nostri sogni, quelli che aprono la porta al futuro. Sarà proprio Michele? Il bambino più piccolo della scuola, la nostra mascotte, che ha avuto un inserimento facilitato grazie al “gioco con le bolle” e in questo riempire il giardino di trasparenze colorate ha intravisto una possibilità di fidarsi, lasciarsi andare a ciò che per lui era sconosciuto. Un gioco che conserva la sua speciale magia per tutti, anche per noi adulti che “conserviamo lo spirito dell’infanzia dentro di noi, la curiosità di conoscere” come dice Bruno Munari.
In uno di questi giorni siamo usciti sul muretto a guardare l’artista all’opera. Quando avremmo riavuto un’occasione del genere? Stare dentro il suo atelier (la strada) e guardare, per carpire ogni segreto e conversare con lui, senza disturbare il suo lavoro, svolto con così tanta meticolosità. Anche l’artista sente questa vicinanza con i bambini, vuole ascoltare ciò che pensano. Altro punto di contatto con K. Haring, la cui occupazione preferita era disegnare con i bambini…
Ogni tanto viene a trovarci all’interno mentre siamo assorti anche noi a realizzare un murale sopra un enorme foglio bianco.

Si crea una bellissima continuità tra il dentro e il fuori, una vibrazione che corre dall’interno all’esterno e ci trasferiamo idee ed emozioni, anche senza parlarci. Accadono bellissime coincidenze ed è come se avessimo dialogato tutto il tempo.
Mentre siamo fuori ad osservare, i bambini guardano i contorni delle figure definirsi in questo immenso “cartoon” dalle grandi campiture di colore. M., 5 anni, con un’intuizione poetica dice: “mi piace quella finestra che sta volando”, dove l’artista ha disegnato sopra la finestra il pallone della mongolfiera e l’immagine è arrivata dritta al punto, in tutta la sua potenza. R., 4 a e mezzo: “mi piace la mongolfiera perché mi piacciono le cose che volano, che si alzano da terra e cominciano a volare…” Arrivando dalla strada, sulla parete accesa dai colori delle mongolfiere, ecco apparire la ragazza dai capelli rossi: è la maestra che aiuta i bambini a spiccare il volo.
Ora la nostra scuola ha assunto un aspetto diverso, quasi non la riconosciamo più. I genitori sono felici, i bambini si sentono parte di questo capolavoro, gli abitanti del quartiere ne sono orgogliosi, i passanti si fermano ad ammirare respirando una boccata d’aria fresca. L’artista ci ha regalato un sogno, che ha coronato felicemente anni di pratica dell’arte nella nostra scuola. Un’opera grandiosa, costruita con cuore e sentimento, ora alla portata di tutti, che ci accompagnerà nel tempo, a guidare i nostri passi verso l’inseguimento della bellezza.

Grazie allo sponsor Eurocolor di Lanciano, sig. Fausto Memmo, che ci ha fornito con grande generosità i materiali per rendere possibile tutto questo. Grazie al Comune di Lanciano che ha contribuito per l’ultimazione dell’opera, al Sindaco avv. Filippo Paolini, all’Ass. Angelo Palmieri e al dott. Davide Di Pilato. Grazie alla Dirigente Scolastica dott.ssa Barbara Gaspari per aver accolto il progetto con entusiasmo e averne condiviso e apprezzato tutta la valenza artistica e culturale.








